A tavola con Lombardo Radice alla Cittadella di Assisi dopo la riunione generale della mattina, venne al mio tavolo. Direttamente al punto il prof mi chiarisce che si era convenuti per il testo che l'editore Principato promuoveva, indimenticabile. Avevo proposto ai colleghi un documento di analisi della didattica che tutti i 13 gruppi di sperimentazione stavano elaborando su mandato del parlamento, allargando l'analisi dal testo in esame quei giorni a tutta la ricerca didattica ottenendo dai colleghi il 90 per cento dei consensi, lasciando al prof il resto. Imperdonabile. Non era un documento improvvisato e per una captatio benevolentiae estremista, si autoconvocarono in trecento giovani e forti nelle vacanze di fine anno a Bassano del Grappa ospiti di un bel gruppo di ricerca didattica di insegnanti di matematica con il mio documento, ci andai?
Torno ora dai funerali di Lucio. Una folla muta, commossa, sul piazzale della Città Universitaria, davanti all'Istituto Matematico « Guido Casteinuovo ». Delle parole belle, sentite, pronunciate da matematici, da Insegnanti, da politici. Ma io non riuscivo a seguire i discorsi. lo leggevo e rileggevo una sua frase che gli studenti avevano trascritto a grandi caratteri in un tabellone che dominava la folla. Era questa la « dichiarazione » del loro maestro: « se avessi pensato (se pensassi) che la matematica è solo tecnica e non anche cultura generale, che è solo calcolo e non anche filosofia, cioè pensiero valido per tutti, non avrei fatto il matematico (non continuerei a farlo). » I giovani che hanno trascritto quella tua frase, che è il tuo pensiero, Lucio, non possono sapere che cosa quelle righe significhino per me. Era la primavera del 1934, e ci eravamo incontrati In casa di una comune amica. Lucio era allora studente dell'ultimo anno di liceo, e io ero al secondo anno di matematica. « A me — aveva detto — piacerebbe iscrivermi a matematica, ma mi piacerebbe anche iscrivermi a filosofia: tu che ne peni?.. etc

ostenitore dell'unità della cultura, scelse come indirizzo di ricerca quello dell'algebra astratta perché la ritenne "la più potente "carica" innovatrice di pensiero".