Indagine⁶

Inviato da campoverso il

https://youtu.be/b_Hrdmnzq04

La forza di mà i pacchi accurati le lettere-relazione al dottore il fare squadra, Carlo e Te, Giurizz, i due scrittori, la lirica di Savino che allora mi riempiva connettendo.

Per obbligo e per piacere, quasi tutti abbiamo letto i Promessi sposi. Una diffusione enorme che ha reso i personaggi, tanti episodi, tante espressioni tipiche familiari, anzi proverbiali della nostra cultura. Un romanzo che ha davvero fatto l’Italia, almeno nei suoi aspetti migliori, grazie a un messaggio politico e pedagogico che è tempo di riscoprire. Forse perché lo leggiamo troppo presto o forse perché siamo costretti a farlo a scuola, sta di fatto che, in generale, abbiamo una opinione abbastanza grigia e sfocata dei Promessi sposi. Spesso ci rimanda un’immagine di compunzione religiosa e di moderatismo accomodante simile a certe vecchie fotografie che troviamo nelle case dei nostri nonni e che faticano a parlarci ancora.

Ecco, vi invitiamo a (ri)leggere i Promessi sposi in modo un po’ diverso dal solito, cioè in compagnia non di un letterato, ma di uno studioso di storia d’Italia.

Scopriremo così che i Promessi sposi hanno un carattere fortemente politico e ci dicono moltissimo sulla nostra storia, non solo quella del Seicento, sul nostro carattere nazionale, sull’impronta che il cattolicesimo ha lasciato, nel bene e nel male, nella nostra coscienza morale. Torneranno alla luce l’importanza e il valore del messaggio ideologico al cuore di questo romanzo:

una morale privata basata su libertà di scelta e responsabilità individuale, per uomini e donne; un illuminato senso della misura nella valutazione delle cose del mondo, ma con una consapevolezza acuta della giustizia e dell’ingiustizia dei contesti sociali e delle azioni dei singoli. 

Giulietta 121

amano, o preferiscono i forestieri. La fermata potrebbe essere a Conigliaio, che è circa mezza strada, e vi è miglior albergo. Vi s'impiega 11 ore compreso il rinfresco in tempo della collazione. Da Conigliaio a Bologna ore 10. Volendo continuare il viaggio per vettura, si può partire a mezzogiorno od al tocco da Bologna per essere alla sera a Modena, il secondo giorno a Parma, il terzo a Piacenza e il quarto a Milano».

Il viaggio di ritorno si svolse felicemente. Scrive Manzoni a Cioni, per dargli notizie e per esprimergli la sua gratitudine: «Il nostro viaggio fu felice, quanto poteva essere; voglio dire che non v'ebbe altro inconveniente se non che, ad ogni passo, s'andava lontano da Firenze. Tutte quelle ombre di pericoli che costí tormentavano tanto mia madre, svanirono al momento di pigliar corpo; il diavolo dell'Appennino non solo non fu cosí brutto com'essa se lo dipingeva, ma quasi, al paragone, riuscí bello; e a quel paventato passo della Futa, la terra, l'aria, ogni cosa era cosí piana e quieta, che si rise tutti insieme. Il resto del viaggio fu pure senza intoppi e senza accidenti, fino al Po; il quale, essendo imperversato e avendo rotto il ponte di barche, ci tenne un giorno a Piacenza. Arrivammo qui domenica...

Che le dirò ora che mi possa servir d'equivalente e di compenso a quei soavissimi colloqui di Via Campuccio e di Lungarno? Nulla; nulla, se non che il desiderio, o il rammarico, o anche il repetío, ne durerà in me quanto la vita». In via Campuccio abitava Cioni, in Lungarno era la Locanda delle Quattro Nazioni, dove i Manzoni alloggiavano; erano questi i luoghi, dove Cioni e Manzoni insieme s'erano dedicati alla revisione dei Promessi sposi. Al cugino Giacomo, Giulietta aveva dunque scritto tanto, e lui amichevolmente_#if life